• Osservare | Ricalcare | Scolpire | Comprendere

    Osservare | Ricalcare | Scolpire | Comprendere

    Nell’ultimo post ho parlato di emozioni e di come le emozioni possano essere influenzate, non grazie ad un processo razionale, ma grazie ad un processo di tipo più fisico, che si potrebbe definire fisiologico. Alcuni mi hanno scritto chiedendomi quale potesse essere l’utilità di sapere che un’emozione può essere modificata non dal ragionamento ma da un atteggiamento per lo più fisico. Con questo post vorrei proprio cercare di chiarire le implicazioni fondamentali che questo aspetto ha sul mio lavoro.

    La strada che l’emozione percorre per manifestarsi all’interno del nostro cervello è sempre la stessa. Il percorso che porta alla tristezza è un percorso ben definito e preciso, sempre uguale. Se da un lato è molto complicato deviare razionalmente da questo percorso con un processo che parta dalla razionale considerazione dell’emozione (potrei definirlo un percorso di tipo psicologico), dall’altro lato risulta molto più semplice far deviare la mente dal suo percorso abituale verso l’emozione, attraverso un approccio più fisico di “ricalco” dell’emozione.

    Quando mi trovo con un paziente seduto di fronte, ho in pratica due strumenti per entrare in rapporto con lui. Uno è quello della razionalità che esprimo a parole e con la quale cerco di conoscere la maggior parte degli aspetti che riguardano il paziente. L’altro strumento che ho a disposizione è quello della fisiologia che, essendo più rapida della mente, mi permette di approcciare più velocemente e più facilmente l’emozione.

    Devo OSSERVARE la persona che ho di fronte per eseguire una sorta di calibrazione verso quella persona, è necessario andare nei particolari, degli occhi, del viso, delle mani, delle spalle, delle gambe e via dicendo. Nulla nel modo di posizionarsi e di esprimere del corpo è lasciato al caso. Avendo osservato dovrei essere in grado di RICALCARE quella emozione e di SCOLPIRE a livello fisico la stessa emozione. È un po’ come se mi facessi questa domanda: che tipo di emozione dovrei provare io per essere portato o costretto a stare in quella posizione, a fare quei movimenti e mettermi in quell’atteggiamento? L’ultimo passaggio a questo punto è quello che riguarda il CAPIRE o COMPRENDERE l’emozione che sta provando chi sta di fronte a me, solo per il, fatto di essere stato in grado di approcciare l’emozione patendo semplicemente da un fatto fisico.

    Qual è ora il vantaggio o l’intento positivo che sta dietro a questa pratica?

    Lo scopriremo la prossima volta…

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  • Pubblicato daCINZIA MOLTENI on 11 maggio 2016, 7:51

    Io penso che difficilmente ci sforziamo, anche poco, di capire quali emozioni sta provando chi è di fronte a noi.
    E spesso lasciamo che il suo livello di solitudine arrivi alla soglia del nodo in gola…
    Poi si va avanti…

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