• Lontano da casa. Lontano dallo studio.

    Lontano da casa. Lontano dallo studio.

    Sono lontano da casa, ancora. Sono sul lago di Garda per partecipare ad un incontro con colleghi molto esperti nel campo delle scansioni digitali. Quest’anno sono state davvero tante le occasioni nelle quali sono stato assente, giustificato, dallo studio. Ci sono stati tanti congressi ai quali ho partecipato sia come relatore che come uditore.

    C’è youniquePro, la società che abbiamo realizzato e che si occupa di educazione d’impresa in odontoiatria e poi ci sono tante occasioni in cui è utile e necessario condividere quello che facciamo in studio.

    La cosa interessante è che, dopo tanti anni, scopro che, anche senza di me, lo studio va avanti lo stesso e prosegue nell’erogazione dei suoi servizi riuscendo a garantire un costante livello di qualità delle prestazioni. A volte torno e trovo dei problemi già risolti senza che io abbia dovuto impegnarmi per trovare una soluzione.

    Questo porta a due considerazioni.

    La prima riguarda il fatto che, le persone che stanno in studio, sono perfettamente in grado di gestire le situazioni che si vengono a creare di volta in volta. Sono in grado di utilizzare nel modo corretto le loro risorse e gli strumenti che, nel tempo, abbiamo costruito per loro e insieme a loro. Significa che sono persone perfettamente coscienti del loro valore e del loro ruolo all’interno dell’organigramma studiato e perfezionato in questi anni. Sono persone che hanno aggiunto valore alla loro professione e alla loro vita in generale grazie all’impegno costante e alla continua ricerca di miglioramento.

    La seconda considerazione che traggo da questa situazione è che la mia presenza, a volte, comincia ad essere superflua e io non so se essere contento o preoccupato di questa cosa. Certo mi fa piacere che lo studio sia una macchina perfettamente “oliata” e in gradi di continuare da sola la sua corsa ma sicuramente mi chiedo cosa ci sia di positivo nel rendersi conto che non si è necessari.

    In realtà, come ho sempre detto, nessuno è indispensabile e non è giusto che uno si senta troppo essenziale per la vita degli altri. Questo potrebbe portare ad una mancanza troppo grande e a uno squilibrio con gli altri aspetti della propria persona nel momento in cui dovesse scoprire che una fetta così importante della propria vita, il lavoro per esempio, non è vitale per le altre persone. Se valorizziamo chi ci sta vicino, dobbiamo anche imparare a rinunciare ad un po’ dei nostri successi e ad un po’ della nostra voglia di essere sempre utili e al centro di tutte le decisioni. Forse se pensiamo che, in realtà, ci stiamo preparando ad essere liberi, allora, vista sotto questo aspetto la cosa ci sembra più accettabile.

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