• …i profili social.

    …i profili social.

    Il 55% dei datori di lavoro rivaluta la scelta di un candidato dopo averne visitato i profili social. Proprio mentre sto per scrivere un post dedicato alla reputazione in rete, leggo questa notizia e mi chiedo se tutte le persone che amano mettere la loro vita on-line si rendono veramente conto che tutto quello che spostano sarà a disposizione per il giudizio di chiunque. Quando ho deciso di cambiare lo stile della nostra comunicazione social ho passato giorni a pensare se fosse il caso di mettere un po’ della mia vita privata a disposizione del giudizio di chiunque e in special modo dei nostri pazienti. Non si tratta semplicemente di decidere di non vergognarsi di quello che si è anche in ambienti diversi da quello di lavoro ma si tratta di capire se questo può influire sul giudizio che le persone danno di noi.

    Un giorno, tanti anni fa, frequentavo ancora l’università e andavo in treno a Milano per partecipare alle lezioni. Un lunedì mattina stavo rivedendo gli appunti per quel giorno seduto sul mio sedile e mi sono reso conto che tre ragazzi , sui sedili opposti, mi stavano osservando. Arrivato a Milano mi sono alzato ho indossato il mio cappotto grigio e ho preso la valigetta per scendere dal treno. A quel punto uno dei ragazzi mi ha chiesto: “Ma tu hai un fratello che suona in un gruppo rock?”. Ho capito che probabilmente mi avevano visto il sabato prima mentre con il mio gruppo (PericoloPubblico per la precisione) suonavo in un locale della zona. La differenza? Mentre ora il mio abbigliamento era quello di uno studente serio e coscienzioso, due sere prima mi presentavo completamente spettinato, con stivali a punta e stavo imbracciando una chitarra cercando di rovinarmi le corde vocali per far capire alle persone presenti che il rock ancora non è morto. I ragazzi non credevano che potessi essere la stessa persona tanto da pensare che io fossi il fratello serio di quel disgraziato rockettaro.

    Oggi questa cosa avviene tutti i giorni, il confronto è offerto su un piatto d’argento e il fraintendimento è praticamente impossibile. A me questo piace perché non vedo la necessità di sembrare quello che non sono. Io e la mia famiglia passiamo la maggior parte della nostra vita in studio e praticamente viviamo con i nostri pazienti (molti dei quali sono nostri amici). Non ci preoccupiamo certo di dare sui social un’immagine diversa da quella con cui ci presentiamo tutti i giorni in studio.

    Se vi piace o se non vi piace ditecelo.

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