• Comunicare, Communicare, Communis

    Comunicare, Communicare, Communis

    In questi giorni, dovendo preparare un nuovo corso di educazione di impresa, mi sono trovato ad affrontare la revisione del capitolo sulla comunicazione e su come questa avvenga in ambito lavorativo ma più generalmente interpersonale. Ho deciso di dare una rinfrescata ai concetti e mi sono accorto, leggendo alcune pubblicazioni, che il concetto di comunicazione viene spesso assimilato al concetto di trasmissione di un concetto, di un’idea, un comando o un segnale in genere. Questa cosa mi ha fatto pensare. Avendo usato questo termine tante volte, ho il timore che sia stato sempre percepito con questo significato e cioè quello di semplice “trasmissione” di un messaggio da un mittente ad un ricevente. Va detto che, da alcune parti, la spiegazione del concetto di comunicazione, viene corretta con l’idea di un messaggio che viene trasmesso e che prevede una risposta (feedback). Un messaggio che genera in definitiva un’azione che rende di conseguenza la comunicazione efficace, cioè in grado di suscitare in chi riceve il messaggio, una risposta. Non importa la natura o la qualità della risposta, l’importante è che ci sia una reazione e che venga chiuso il cerchio della comunicazione, appunto. Fin qui mi sta bene, nella maggior parte dei casi, se citiamo il concetto di comunicazione, il fatto che questa parola includa il significato di stimolo e risposta è più che sufficiente a spiegare la situazione che si crea durante questa fase.

    Oggi tuttavia vorrei andare ancora un po’ più in la, vorrei affrontare il tema pensando alla comunicazione come ad una vera espressione sociale.

    Lo ritengo un concetto importante soprattutto in relazione al fatto che, chi gestisce uno studio dentistico, opera comunicazione a tutti i livelli a partire dal più semplice, quello della comunicazione uno a uno, fino a quello più complesso e articolato della comunicazione uno a molti.

    Che cosa intendo quando dico che la comunicazione è un’espressione sociale? Per me significa che nel momento in cui, ciò che voglio comunicare, arriva a destinazione e viene compreso e assimilato, a quel punto diviene un valore che può essere messo in comune costituendo un patrimonio a cui chiunque può attingere per costruire una discussione oppure andando a incrementare il sapere comune e in definitiva aggiungendo un piccolo tassello a quello che sarà l’espressione di una cultura.

    Se pensiamo alla derivazione etimologica del termine comunicare, lo troviamo composto da due parole: la prima “cum” significa mettere insieme, la seconda “munis” significa incarico, dovere funzione. Se comunico, significa che ho un incarico, un compito che sento di dover portare alla comunità e metterlo in comune oppure portarlo avanti in modo comune. Significa anche che possiamo portare fuori da noi stessi al servizio di qualcun altro un valore o una particolare attitudine che abbiamo tra le nostre caratteristiche.

    Chi comunica tutti i giorni con decine e a volte centinaia di persone non deve dimenticare il profondo significato morale che sta alla base dell’azione che sta svolgendo, pensando alla forza che il proprio ruolo ha all’interno della comunicazione e alla responsabilità ad esso collegata.

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