• Andremo in pensione?…al contrario!

    Andremo in pensione?…al contrario!

    È di pochi giorni fa la notizia che le persone nate negli anni Ottanta, non avranno la possibilità di andare in pensione prima dei 75 anni. Non oso pensare a cosa succederà con i ragazzi nati negli anni Novanta! Si considerano parametri come il fatto di entrare tardi nel mondo del lavoro, la contribuzione e magari il fatto di interrompere i versamenti contributivi anche per due anni in seguito all’instabilità del mercato del lavoro che non riesce più a mantenere o a garantire il famoso posto fisso.

    E allora paradossalmente si fa strada un’idea che fino a pochi anni fa veniva raccontata come una specie di barzelleta. Si diceva infatti che sarebbe stato incredibilmente bello poter invertire il paradigma lavoro/pensione vivendo da pensionati nella prima parte della vita per poi affrontare la vita lavorativa nella seconda parte. Questa situazione avrebbe concesso il vantaggio di godere veramente delle libertà connaturate al periodo di pensionamento in un’età in cui è ancora possibile avere le forze e il temperamento necessario a godere dei privilegi concessi dal semplice fatto di non avere l’obbligo di recarsi al lavoro tutti i giorni. E proprio come succede per la pensione, il vero sforzo sarebbe quello dinon lasciarsi andare alla tentazione di mettersi in ozio perenne davanti alla televisione o ai bordi di qualche cantiere a commentare l’andamento dei lavori.

    Bisognerebbe quindi cercare di far fruttare il tempo, dedicandosi ad attività slegate dalla logica di produrre un reddito ma pur sempre utili dal punto di vista della realizzazione personale.

    A vent’anni basta veramente poco per essere felici. Una piccola pensione minima permette di affrontare il mondo delle relazioni umane, dello studio, della conoscenza e del divertimento senza troppe preoccupazioni. E poi qualche viaggio in giro per il mondo, un periodo all’estero per fare nuove esperienze, imparare una nuova lingua, la possibilità di capire veramente cosa si vuole fare nella vita prendendosi tutto il tempo necessario.

    E poi finalmente giunti a 35 anni (pressapoco l’età alla quale molti dei nostri ragazzi iniziano le prime esperienze lavorative), si entra nel mondo del lavoro. Con tanta esperienza, con l’appagamento di chi sa di avere avuto tutto il tempo da dedicare a se stesso e che adesso non vede l’ora di cominciare a dedicarsi allo svolgimento di una attività lavorativa utile a ripagare gli sforzi della società che ha permesso negli anni precedenti di passare una giovinezza tanto spensierata quanto ricca di contenuti e risorse.

    Siete d’accordo? E soprattutto siete ancora in tempo?

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