• “Tirarsi indietro è come rubare”

    “Tirarsi indietro è come rubare”

    Tutte le volte che ho sperimentato la condivisione ho ottenuto più di quello che volevo. O meglio, la sensazione è stata quella di aver sempre ricevuto più di quello che ho dato.

    Di recente ho letto un’affermazione di Neil Young, cantante e artista che stimo e ammmiro da anni: “Tirarsi indietro è come rubare”. Io sottoscrivo in pieno. Venerdi scorso ho partecipato ad un incontro in cui odontoiatri e odontotecnici non si sono tirati indietro e hanno messo in campo una serie di temi che spaziavano dalla tecnica operativa e clinica, all’organizzazione aziendale, al marketing. Si è parlato di tutto ma soprattutto si è condiviso molto e molto apertamente. È stata una giornata molto bella e interessante durante la quale nessuno ha voluto rinunciare a mettere se stesso sul piatto.

    Si dice che l’economia moderna sia fondata oggi sull’arte e sulla capacità di creare relazioni ed emozioni che con il “fare arte” vanno a braccetto. Io penso che sia prorpio così e durante i due giorni di incontri è avvenuto proprio questo. Oltre allo sforzo fisico degli organizzatori, è venuto fuori un lavoro emotivo fondato sulla fiducia (chi mi ha invitato, in me ne ha riposta tanta), sulla leadership intesa come la volontà di tutti di mettersi in discussione e sul dialogo. Questo tipo di lavoro può nascere soltanto dall’impegno necessario a creare qualcosa di personale. Tutti noi riconosciamo la necessità di generare contatti creativi con il mondo ma abbiamo paura che il lavoro emotivo richiesto oggi sia troppo complesso e impegnativo e cosi ci rintaniamo con le scuse all’interno della nostra buona, vecchia, calda zona di comfort assoggettandoci a regole e modi di fare stabiliti da altri in altri periodi storici. Perché comportarsi in questo modo ci fa correre meno rischi e soprattutto ci mette al riparo da ogni critica.

    Io voglio entrare in contatto con altri, scambiare informazioni in modo complesso e articolato, condividere aspirazioni e interessi. Voglio imparare a interagire nella mia professione e nella vita in modo aperto, anche a costo di essere vulnerabile ma mai con il timore di essere tacciato di aver rubato solo per il fatto di esseremi tirato indietro.

    In un mondo che non c’è più, pensavo che le cose dipendessero solo da me. In questo mondo penso che abbia valore la condivisione dove decido di rinunciare al controllo sulle interazioni e consento alle persone di avvicinarsi a me e di conseguenza di avvicinarsi tra di loro.

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  • Pubblicato daMarcato patrizio on 10 novembre 2015, 20:12

    Ero a Milano sei un GRANDE ciao

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  • Pubblicato daLuigi Cleri on 10 novembre 2015, 21:13

    Poche volte, nella mia lunga vita professionale, ho avuto il rimpianto di non appartenere più a un momento di condivisione collettiva. Questo mi ha lasciato la convinzione che esistono persone ancora capaci di emozionarmi. Grazie al Dottor Rossini per avermi fatto rinnovare la fiducia nel prossimo.

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